La forma e la sostanza

16 AGO 20
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La partita B. - F. ha preso la strada dei simbolismi, della forma esterioreda tramutare in sostanza politichese e rivincita personale. Mandare il Cav.a scalare il Colle è, per F., un momento di gioia esistenziale che loinebria, che appaga il suo ego. E poi? E poi si vedrà. Ovvio che lapolitica contempli e viva anche di questo. Ma quando diventa l'unicomovente, s'incarta su se stessa e, non può portare a quello che si diceessere l'obiettivo: il bene del paese. Oppure erro? Basta lo spettacolodell'anitra zoppa che si dimette per comporre, come d'incanto, i problemi, iveleni, le inefficienze, le rivalità, le lotte di potere, le vigliaccherie,gli agguati, che hanno caratterizzato il nostro quotidiano politico: dallafronda a De Gasperi ad oggi? Chiaro che non basta. Chi lo crede non hacapito nulla oppure è in malafede. Sono sessantacinque anni che recitiamoquel copione, le stesse mosse, gli stessi proclami virtuosi, le medesimeliturgie, i medesimi percorsi ieratici e fasulli che esprimevano, inconcreto, la volontà di predominio di una oligarchia che, attraverso queimetodi potesse conservare se stessa. Il copione era recitato dai solitipolli, allevati nei vari pollai e cooptati nell'enclave dell'oligarchiaseguendo la logica degli interessi di corrente o di fazione dei cooptatori.Altro che preferenze! Il Cav. è l'unico che abbia, di fatto, tentato dirompere il meccanismo. Il governo del fare. Non ha tenuto conto cheoccorreva una "nuova forma" per arrivarci. Le "forme" a disposizione,pensate e politicamente costruite per un mondo che non c'è più, non loconsentivano. Sarebbe stato un autogol. Il Cav. credeva che la nuova formapotesse realizzarsi nel PdL, ed essere identificata nel consenso elettorale,che avrebbe fornito la sostanza del governare. Ma non ha avvertito che ilconsenso, nei canoni delle forme vigenti, legittimava, sì, a formare ungoverno, ma non forniva gli strumenti per "governare". La Vecchia Signoranon lo prevede.